Da bambina scomponevo tutto per capire come funzionava e non ho mai smesso. Oggi lo faccio con i brand: mi interessa il momento in cui una persona incontra il tuo lavoro e decide, senza accorgersene, cosa pensare di te. Quel momento si può capire, e quindi si può progettare.
L'occhio l'ho educato accanto a chi ha fatto dell'estetica una disciplina (MAC, Fenty, Clarins), ma il metodo viene da un'altra parte, dalla curiosità per come funziona la mente di chi guarda: neuroscienze, psicologia, perfino la fisica quantistica, che ricorda quanto chi osserva cambi la cosa osservata. E dalle notti con il naso all'insù, perché il cielo insegna a riconoscere una luce sola in mezzo a mille.
Quando arrivi da me con il tuo progetto, prima di toccare qualsiasi cosa ti ascolto e studio il tuo mercato: dove ti collochi, cosa fanno gli altri nella tua zona, dove la percezione di te si incrina. Da lì nasce una direzione, e solo dopo la parte che si vede.
Faccio una cosa alla volta e la porto fino in fondo, perché il tuo lavoro merita la mia attenzione intera e perché so quanto costa affidare a qualcun altro quello che hai costruito con le tue mani.